TASSAZIONE DELLE RENDITE DA CAPITALE


La copertura finanziaria (peraltro non obbligatoria in una proposta di legge) ci permette di evidenziare "da dove si devono prendere i soldi".

E Sinistra Critica colpisce direttamente rendite e profitti. La tassazione delle rendite da capitale a partire dai titoli di Stato che anche il governo Prodi doveva portare dall'attuale 12.5% al 20%, unificando il prelievo della tassazione dei conti correnti con l'abbassamento dal 27 al 20%, è il primo punto, salvaguardando tutti i redditi individuali al di sotto dei 50.000 euro all'anno.
Basta che i titoli siano dichiarati nella denuncia dei redditi e tutti i lavoratori continueranno a pagare le vecchie aliquote. Naturalmente, come molti giustamente sostengono, si poteva decidere anche una misura di inserimento di tutti i titoli nelle dichiarazioni dei redditi o altre ipotesi: ci accontentiamo di riprendere l’iniziativa da dove ci si era fermati insieme a molti altri soggetti politici e sociali.

Ma la misura decisiva che produce entrate che vanno oltre la copertura finanziaria di questa proposta di legge è la cancellazione della riduzione del cuneo fiscale per imprese, banche e assicurazioni. Si tratta di oltre 7 miliardi annui di erogazioni a perdere nei confronti del profitto decisi da Prodi con la sua prima finanziaria e che, da allora, vengono erogati per sempre a padroni e banchieri, se non sopravviene una norma a cancellare questa tassa 'robin hood' alla rovescia!

Tremonti ha fatto propaganda per qualche settimana parlando di 'tassare' i petrolieri: in realtà aveva preso in considerazione solo l'eccesso di sovrapprofitto dovuto al rialzo del prezzo del petrolio che si paga in dollari. Ma nessun intervento sul cuneo, per carità. In generale Sinistra Critica contrasta gli interventi fiscali come forma per sostenere i salari, perché – com’è noto, ma lo si vuol far dimenticare - sono i lavoratori a supportare per almeno il 75% le entrate e quindi, nella migliore delle ipotesi, si tratterebbe di una partita di giro.
Come neppure l'intervento sui prezzi è realmente realizzabile a parte per le tariffe pubbliche, dato che non è possibile fissare i prezzi per legge, né le merci sono prodotte solo in un paese: pensare al blocco dei prezzi, come propone qualcuno, rischia di essere illusorio e sicuramente è deviante.
No, devono pagare le imprese alla fonte e ci deve essere un trasferimento diretto dai profitti ai salari.

SIAMO A QUOTA :
70.000


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